Mammut Street Boulder Contest

Le grandi serate del Melloblocco 2014: (S)legati

Sabato 3 maggio 2014 “(S)LEGATI” – uno spettacolo di e con Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi

Presentato da

Montura

 

(S)legati è in questi giorni a Milano al:

A.T.I.R. Teatro Ringhiera

Slegati

(S)legati è una storia vera. È una storia di alpinismo estremo.
È una storia di sopravvivenza.
È la storia di un impresa. È la storia di un amicizia.
È la metafora di una storia d’amore.
È una storia d’amore: per la vita, per l’uomo, per la montagna.
È un monito di insegnamento per quando dobbiamo affrontare difficoltà che
sembrano insormontabili.
È la storia di un impresa eroica, impossibile, sovrumana ma anche profondamente
umana.
È una storia piena di ingredienti: gioia, dolore, coraggio, paura, coscienza,
incoscienza, morte, vita: perfetta per il teatro.
È una storia così vera, ma così vera….da sembrare finta: perfetta per il teatro. Per
l’arte tutta.
E questa è “solo” la storia…in teatro poi ci siamo noi: Mattia e Jacopo.
Che siamo amici. Tanto.
A raccontarvela.

LA STORIA
Siamo due amici.
Siamo due attori.
E siamo due appassionati di montagna.
Meglio: arrampicatori della domenica.
Circa tre anni fa ci siamo imbattuti nell’incredibile storia vera degli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates.
E’ la storia di un sogno ambizioso, il loro: essere i primi al mondo a scalare il Siula Grande, attaccato dalla parete ovest.
Ma è anche la storia di un amicizia, e della corda che, durante quella terribile impresa, lega questi due giovani ragazzi.
La corda che mette la vita dell’uno nelle mani dell’altro. Come sempre avviene in montagna
C’è dunque una cima da raggiungere.
C’è la estenuante conquista della vetta.
C’è la gioia dell’impresa riuscita.
E infine, quando il peggio è passato, e la strada è ormai in discesa, c’è la vita, che fa lo sgambetto e c’è la morte, che strizza l’occhio: un terribile incidente in alta quota.
Joe durante una banale manovra si rompe una gamba.
Da quel momento in poi, tutto cambia. L’impresa diventa riuscire a tornare vivi: a 5.800 metri, la minima frattura si può trasformare in una condanna a morte, i due ragazzi ne sono consapevoli, ma nonostante le condizioni disperate tentano un’operazione di soccorso.
Tutto sembra funzionare finché, proprio quando le difficoltà paiono superate ecco che c’è un altro imprevisto, questa volta fatale: e c’è allora il gesto, quel gesto che nessun alpinista vorrebbe mai trovarsi obbligato a fare: Simon è costretto a tagliare la corda che lo lega al compagno. Un gesto che separa le loro sorti unite. Che ne (s)lega i destini per sempre.
Quell’atto estremo però, in questo caso miracoloso, salverà la vita a entrambi: tutti e due, riusciranno a tornare vivi al campo base. E a ritrovarsi insperatamente lì dopo 4 giorni.
E’ la storia di un miracolo. Di un avventura al di là dei limiti umani Ed è al contempo una metafora: delle relazioni, tutte, e dei legami. La montagna diventa la metafora del momento in cui la relazione è portata al limite estremo, in cui la verità prende forma, ti mette alle strette e ti costringe a “tagliare”, a fare quel gesto che sempre ci appare così violento e terribile, ma che invece, a volte, è l’unico gesto necessario alla vita di entrambe.
IL PROGETTO RIFUGI
Quando abbiamo incontrato la storia di Joe Simpson e Simon Yates eravamo a Bolzano. Una città circondata dai monti. Era inverno. Tutte le cime erano innevate. Un paradiso per due amanti della montagna.
Immediatamente siamo stati stregati dalle vicende di questa incredibile impresa e altrettanto immediatamente è nato in noi un sogno: poter raccontare questa storia non solo nei teatri, ma anche e soprattutto, sui monti, sulle cime. E come? Nei rifugi. “Facciamo una tournée nei rifugi! – ci siamo detti – di giorno camminiamo, e la sera, arrivati al rifugio raccontiamo questa storia, il giorno dopo si riparte, si raggiunge un altro rifugio, si riposa e si racconta nuovamente la storia ad altri avventori”.
Quale modo migliore per coniugare le nostre due passioni, il teatro (che è anche una professione per entrambe) e la montagna? E poi, quale luogo migliore, se non la natura selvaggia delle cime per raccontare questa stupefacente vicenda?
E così ci siamo messi all’opera. E, durante l’agosto 2012, ha avuto luogo la prima tournée a piedi nei rifugi delle Alpi Orobie. I rifugi coinvolti sono stati: Gehrardi, Alpecorte, Gemelli, Calvi, Brunone, Coca, Curò.
Nel 2013 lo spettacolo è invece stato rappresentato al rifugio Rosalba (Grigna Meridionale) al rifugio Garibaldi (Adamello) a Courmayeur (jarden de lange) e al rifugio di Bona (Cortina d’Ampezzo) a colore, Macugnaga.
Sul blog www.slegati.wordpress.com è possibile visualizzare e leggere un resoconto dell’esperienza fatto dagli attori e dal pubblico durante i 15 giorni della tournée.


LA TECNICA
(S)legati è uno spettacolo nato per essere “portatile” si adatta dunque a qualsiasi luogo.
Le uniche esigenze sono:
Uno spazio scenico di minimo 4 mt per 4.
Un impianto fonico adeguato alla spazio della rappresentazione.
Anche l’impianto luci varia a seconda dello spazio della rappresentazione.
Generalmente, in luoghi extra teatrali viene fatto a luce fissa. Nei teatri invece e nei palchi all’aperto lo spettacolo a un suo piano luci che varia a seconda delle dimensioni e delle possibilità tecniche del teatro.